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DONNE E IMPRESA: PALAZZO PIRELLI, REGIONE LOMBARDIA 1 APRILE 2022

PREMESSA

Le donne stanno pagando il conto più salato della crisi innescata dal Covid 19, in termini di mancanza di lavoro, di perdita del lavoro, di aumento della povertà, di aumento dei casi di violenza domestica subita.

Il PNRR dovrà essere la soluzione.

Il decreto per la governance del Pnrr, convertito in legge a luglio 2021, prevede la cosiddetta “clausola di condizionalità”: si tratta del vincolo per gli operatori economici aggiudicatari di bandi per i fondi Pnrr e Pnc (Piano nazionale degli investimenti complementari) di destinare ai giovani under-36 e alle donne almeno il 30 per cento dell’occupazione aggiuntiva creata in esecuzione del contratto, insieme alle altre condizionalità ad esempio il DNSH.

I DATI

Dal punto di vista del lavoro dipendente, all’inizio dell’anno la crescita dell’occupazione femminile si è quasi azzerata. I dati di marzo 2022 della nota del Ministero del Lavoro, ANPAL e Banca d’Italia risentono della flessione della domanda di lavoro in alcuni dei settori in cui è maggiore la presenza delle donne, come il turismo e il commercio. L’andamento positivo della manifattura e delle costruzioni continua a offrire opportunità di impiego rivolte soprattutto agli uomini. Le lavoratrici continuano a essere penalizzate da una minore domanda di lavoro.

Dal punto di vista del lavoro autonomo e imprenditoriale le donne sono frenate nella voglia di mettersi in proprio dalla pandemia e chiedono una maggior necessità di supporto economico e finanziario e sono ora meno fiduciose su un rapido rientro alla produttività pre Covid.

Le imprese guidate dalle donne sono più socialmente responsabili, più attente alla sostenibilità ambientale e hanno grandi margini di crescita del loro ruolo.

Sicuramente i fondi del PNRR contribuiranno al loro ulteriore sviluppo.

Le imprese femminili nel terzo trimestre del 2020 sono 1,3 milioni, pari al 22% del totale. Quasi 890mila operano nel settore dei servizi (66,5% del totale femminili), oltre 151mila in quello dell’industria (11,3%) e circa 208mila nel settore primario (15,6%). Al Centro-Nord si trovano circa i due terzi dell’universo femminile dell’impresa (849mila imprese, pari al 63,6%).

In Lombardia le imprese femminili sono 179.207 e rappresentano il 18, 9% del totale.

Per numerosità assoluta di imprese femminili tra le province, solo Milano si colloca tra le prime 10 in Italia, è al secondo posto con 64.304 imprese femminili, dopo Roma.

Dopo anni in cui in ogni trimestre le imprese femminili segnavano crescite superiori alle imprese maschili, questa maggiore velocità si è praticamente annullata soprattutto per effetto di una caduta più marcata della nascita di nuove imprese. Made in Italy, turismo e cultura i settori che registrano il calo maggiore di iscrizioni di nuove imprese femminili. Unico settore in decisa crescita: Media e comunicazione (+34,7%).

Anche la risposta alla crisi, da parte delle imprenditrici, è stata in qualche maniera diversa da quella dei colleghi uomini.

1- Il calo della domanda è l’elemento critico più segnalato in entrambi i casi,

2- le donne d’impresa mostrano di avere maggiori problemi di liquidità,

3- evidenziano difficoltà di approvvigionamento delle forniture (30% contro 23%) e aumento dei prezzi delle forniture e delle materie prime impiegate,

4- le imprenditrici lamentano poi maggiori difficoltà legate al calo dell’occupazione,

5- più vincoli nell’accesso al credito (18% contro 15%)

6- problematiche di carattere tecnologico (16% a fronte del 12%).

Il non semplice rapporto con il credito e i problemi di liquidità generati dall’emergenza sanitaria si riflettono sul maggior utilizzo, da parte delle imprenditrici, di tutte le misure di sostegno messe a disposizione in questi mesi.
Se oltre la metà delle imprese lamenta una riduzione del fatturato 2020, le donne si mostrano più caute degli uomini riguardo a un rapido ritorno ai livelli produttivi precedenti all’emergenza sanitaria.
Di fronte alle criticità e ai cali produttivi, le misure di ristoro destinate a fronteggiare la carenza di liquidità e il pagamento dei costi fissi sono richieste soprattutto dalle imprese femminili (28% contro 20%). Più degli uomini, le donne d’impresa chiedono misure di accesso al credito (9% a fronte 7%) e supporto per la digitalizzazione (5% contro 3%)

QUINDI LE SOLUZIONI MESSE IN ATTO DEL PNRR PER LE IMPRESE FEMMINILI NELLA MISSIONE 5 SONO NELLA DIREZIONE DI RISOLVERE QUESTE CRITICITA’

CERTIFICAZIONE E MONITORAGGIO DELL’ANAC

L’erogazione dei fondi previsti dal PNRR (Piano nazionale di ripresa e resilienza) come occasione per rilanciare l’economia femminile lombarda, valorizzano in misura sempre maggiore il ruolo delle donne nel mondo del lavoro.

LE MISURE MESSE IN ATTO AL MINISTERO ECONOMICO OGGI QUI PRESENTATE SONO SICURAMENTE UN GRANDE RISULTATO in quanto è stato attivato uno strumento molto atteso che non solo è finalizzato a incentivare e valorizzare le capacità creative e innovative delle donne nel mondo delle imprese ma è una vera riforma per promuovere e diffondere la cultura dell’imprenditorialità femminile.

Già lo scorso 24 marzo erano state avviate misure specifiche con una dotazione di 150 milioni di euro, ora a partire dal mese di maggio si aprirà ufficialmente il bando per il Fondo Impresa Femminile con 200 milioni di euro destinati allo sviluppo e al rafforzamento di nuove attività imprenditoriali realizzate da donne di qualsiasi età.

Il Fondo Impresa Femminile nasce con l’obiettivo di valorizzare la partecipazione femminile allo sviluppo economico del Paese: dopo le iniziative del  Nuovo Selfemployment e la misura ON – Oltre Nuove imprese a tasso zero.

il Fondo Impresa Femminile dovrebbe essere la misura che resterà nelle annualità a venire, con probabili proroghe, proprio perché risponde ad una delle missioni del PNRR.

Infatti la misura è stata rifinanziata con circa 160 milioni di euro a valere sulle risorse del PNRR degli interventi previsti dall’investimento 1.2 “Creazione di imprese femminili”, per un totale di duecento milioni di euro.

Come funziona il Fondo Impresa Femminile

Per il Fondo Impresa Femminile a partire da maggio potranno essere presentate le domande per richiedere contributi a fondo perduto e finanziamenti agevolati, secondo il calendario delle date di apertura degli sportelli:

  • per l’avvio di nuove imprese femminilio costituite da meno di 12 mesi la compilazione delle domande è possibile dalle ore 10 del 5 maggio 2022 mentre la presentazione a partire dalle ore 10 del 19 maggio 2022;
  • per lo sviluppo di imprese femminilicostituite oltre 12 mesi la compilazione delle domande è possibile dalle ore 10 del 24 maggio 2022 mentre la presentazione a partire dalle ore 10 del 7 giugno 2022.

In particolare, possono beneficiare degli “incentivi per la nascita e lo sviluppo delle imprese femminili” le imprese femminili costituite da meno di dodici mesi alla data di presentazione della domanda di agevolazione, e le lavoratrici autonome in possesso della partita IVA aperta da meno di dodici mesi alla data di presentazione della domanda di agevolazione. Possono presentare domanda, inoltre, le persone fisiche che intendono costituire una nuova impresa femminile.

Possono beneficiare degli “incentivi per lo sviluppo e il consolidamento delle imprese femminili” le imprese femminili costituite da almeno dodici mesi alla data di presentazione della domanda di agevolazione, e le lavoratrici autonome in possesso della partita IVA aperta da almeno dodici mesi alla data di presentazione della domanda di agevolazione.

Il Fondo Impresa Femminile sostiene, inoltre, azioni per la diffusione della cultura e la formazione imprenditoriale femminile, attuate dal Soggetto gestore, sulla base di un piano di attività condiviso con il Ministero, attraverso iniziative per la promozione del valore dell’imprenditoria femminile nelle scuole e nelle università, per la diffusione di cultura imprenditoriale tra le donne, di orientamento e formazione verso percorsi di studio nelle discipline scientifiche, tecnologiche, ingegneristiche e matematiche, di sensibilizzazione verso professioni tipiche dell’economia digitale e attraverso azioni di comunicazione per diffondere la cultura femminile d’impresa e promuovere i programmi finanziati dal Fondo stesso.

Cosa finanzia il Fondo Impresa Femminile

Il Fondo Impresa Femminile finanzia, coerentemente con il PNRR, progetti innovativi nei settori

  • produzione di beni nei settori dell’industria, dell’artigianato e della trasformazione dei prodotti agricoli;
  • fornitura di servizi, in qualsiasi settore;
  • commercio e turismo.

che abbiano le caratteristiche innovative di

  • rispettare ilprincipio DNSH: il principio di non arrecare un danno significativo agli obiettivi ambientali (“Do no significant harm”)
  • abbiano una componente di alta tecnologia (utilizzano in maniera estesa tecnologie a supporto dei processi di ideazione, produzione, logistica o commercializzazione dei prodotti o servizi dell’impresa)
  • siano comunque orientati alla transizione digitale: i progetti che evidenziano una complessiva finalità di transizione digitale o comunque una connotazione digitale, anche considerando le caratteristiche e lo stato dell’arte dell’attività interessata.

Le iniziative devono, inoltre:

  • essere realizzate entro ventiquattro mesi dalla data di trasmissione del provvedimento di concessione delle agevolazioni;
  • prevedere spese ammissibili non superiori a 250.000,00 euro al netto d’IVA per i programmi di investimento che prevedono la costituzione e l’avvio di una nuova impresa femminile, ovvero non superiori a 400.000 euro al netto d’IVA per i programmi di investimento volti allo sviluppo e al consolidamento di imprese femminili.

Le agevolazioni sono concesse:

  • per gli incentivi per la nascita e lo sviluppo delle imprese femminili, assumono la sola forma del contributo a fondo perduto per un importo massimo pari a:
    • 80% delle spese ammissibili e comunque fino a euro 50.000,00, per i programmi di investimento che prevedono spese ammissibili non superiori a euro 100.000,00;
    • 50% delle spese ammissibili, per i programmi di investimento che prevedono spese ammissibili superiori a euro 100.000,00 e fino a euro 250.000,00;
  • per gli incentivi per lo sviluppo e il consolidamento delle imprese femminili, assumono la forma sia del contributo a fondo perduto sia del finanziamento agevolato e sono articolate come di seguito indicato:
    • per le imprese femminili costituite da non più di 36 mesi alla data di presentazione della domanda di agevolazione, le agevolazioni sono concesse fino a copertura dell’’80% delle spese ammissibili, in egual misura in forma di contributo a fondo perduto e in forma di finanziamento agevolato;
    • per le imprese femminili costituite da oltre 36 mesi alla data di presentazione della domanda di agevolazione, le agevolazioni sono concesse come al punto precedente in relazione alle spese di investimento, mentre le esigenze di capitale circolante costituenti spese ammissibili sono agevolate nella forma del contributo a fondo perduto.

Per il Fondo Impresa femminile, costituiscono spese ammissibili alle predette agevolazioni le spese relative a immobilizzazioni materiali e immateriali, servizi cloud funzionali ai processi portanti della gestione aziendale, personale dipendente ed esigenze di capitale circolante, alle condizioni e nei limiti stabiliti dal decreto interministeriale.

Nel caso in cui le risorse disponibili non consentano l’integrale copertura delle spese ammissibili, le agevolazioni sono concesse in misura parziale rispetto all’importo ammissibile, condizionatamente alla verifica, da parte del Soggetto gestore, della capacità dell’impresa femminile richiedente di assicurare comunque la sostenibilità economica e finanziaria dell’iniziativa.


Il secondo aspetto che oggi qui voglio mettere in evidenza e che è contenuto nelle misure specifiche del PNRR riguarda la certificazione di genere, una delle principali previsioni contenute nel PNRR nel quadro della priorità trasversale relativa alla parità di genere, ed è ulteriormente disciplinata dalla Legge Gribaudo e dalla Legge di Bilancio 2022. È uno strumento che rende concreto il principio secondo cui l’investimento sul talento femminile è conveniente per il Paese ed è conveniente per il tessuto imprenditoriale.La parità di genere non è solo l’esercizio di un diritto ma un fattore economico/produttivo; non è un ulteriore vincolo burocratico ma una leva di sviluppo perchè ogni occasione sprecata di valorizzare un talento femminile non è solo una perdita individuale ma per l’intera società.

Questa è evidentemente una nostra speranza e ci adopereremo affinché sia cosi.

Si tratta di uno strumento che ha l’obiettivo di incentivare le imprese ad adottare policy adeguate a ridurre il divario di genere in tutte le aree che presentano maggiori criticità, come le opportunità di carriera, la parità salariale a parità di mansioni, le politiche di gestione delle differenze di genere e la tutela della maternità.

L’adozione da parte degli imprenditori e delle imprenditrici della certificazione di genere sarà sostenuta anche da appositi incentivi di natura fiscale e in materia di appalti pubblici. Inoltre, con i fondi del PNRR, il Dipartimento per le pari opportunità attiverà misure di accompagnamento e sostegno delle imprese di medie e piccole dimensioni che vorranno certificarsi. In questi giorni è stata presentata la prassiUNI/PdR 125:2022 è il prodotto del confronto svoltosi all’interno del “Tavolo di lavoro sulla certificazione di genere delle imprese” coordinato dal Dipartimento per le pari opportunità della Presidenza del consiglio dei Ministri, con la partecipazione di altre Amministrazioni.

Come funziona la UNI/PdR 125:2022?

La Prassi, intitolata “Linee guida sul sistema di gestione per la parità di genere che prevede l’adozione di specifici KPI (Key Performances Indicator – Indicatori chiave di prestazione) inerenti alle Politiche di parità di genere nelle organizzazioni” ha l’obiettivo di avviare un percorso sistemico di cambiamento culturale nelle organizzazioni al fine di raggiungere una più equa parità di genere, superando la visione stereotipata dei ruoli, attivando i talenti femminili per stimolare la crescita economica e sociale del Paese agendo sui seguenti driver:

– rispetto dei principi costituzionali di parità e uguaglianza

– adozione di politiche e misure per favorire l’occupazione femminile – specie quella delle giovani donne e quella qualificata – e le imprese femminili, anche con incentivi per l’accesso al credito e al mercato ed agevolazioni fiscali
– adozione di misure che favoriscano l’effettiva parità tra uomini e donne nel mondo del lavoro, tra cui: pari opportunità nell’accesso al lavoro, parità reddituale, pari accesso alle opportunità di carriera e di formazione, piena attuazione del congedo di paternità in linea con le migliori pratiche europee

– promozione di politiche di welfare a sostegno del “lavoro silenzioso” di chi si dedica alla cura della famiglia, nel rispetto dell’art. 3.1 della Costituzione

– adozione di misure specifiche a favore delle pari opportunità, in linea con quanto stabilito dall’art. 3.2 della Costituzione

– integrazione del principio dell’equità di genere nella normativa nazionale affinché la sua adozione volontaria diventi riferimento qualora fosse richiesto alle organizzazioni pubbliche e private di ogni settore e dimensione di certificare la sostenibilità e l’adozione di politiche di genere, giustificata a ragione di specifiche esigenze e finalità produttive, in contesti quali, ad esempio, gare di appalto, rilascio di contributi pubblici oppure da un sistema di premialità allineato ai principi di libero mercato.

Affinché le azioni “di parità di genere” siano efficaci, la prassi di riferimento definisce una serie di indicatori (KPI) percorribili, pertinenti e confrontabili e in grado di guidare il cambiamento e di rappresentare il continuo miglioramento.

Per garantire una misurazione olistica del livello di maturità delle singole organizzazioni, sono individuate 6 aree di valutazione per le differenti variabili che contraddistinguono un’organizzazione inclusiva e rispettosa della parità di genere:

  • cultura e strategia
  • governance
  • processi HR
  • opportunità di crescita e inclusione delle donne in azienda
  • equità remunerativa per genere
  • tutela della genitorialità e armonizzazione vita-lavoro.

Ogni area è contraddistinta da un peso % che contribuisce alla misurazione del livello attuale dell’organizzazione e rispetto al quale è misurato il miglioramento nel tempo.

Per ciascuna area di valutazione sono stati identificati degli specifici KPI con i quali misurare il grado di maturità dell’organizzazione attraverso un monitoraggio annuale e una verifica ogni due anni, per dare evidenza del miglioramento ottenuto grazie alla varietà degli interventi messi in atto o delle correzioni attivate.

Il sistema si applica a partire dalle micro-organizzazioni (1-9 dipendenti) – con semplificazioni per le organizzazioni appartenenti alle micro e piccole – fino alle multinazionali.

I KPI sono di natura quantitativa e qualitativa, i primi sono misurati in termini di variazione percentuale rispetto a un valore interno aziendale o al valore medio di riferimento nazionale o del tipo di attività economica, i secondi in termini di presenza o assenza.

Ogni indicatore è associato a un punteggio il cui raggiungimento o meno viene ponderato per il peso dell’area di valutazione: è previsto il raggiungimento del punteggio minimo di sintesi complessivo del 60% per determinare l’accesso alla certificazione da parte dell’organizzazione.

QUALCHE CRITICITA’ DA SANARE SUBITO

La notevole disponibilità di fondi per il finanziamento delle attività in ogni settore e territorio rappresenta un’occasione irripetibile per le imprese. Ma non è facile per imprenditori/ici, commercialisti e consulenti districarsi nei meandri delle disposizioni agevolative concesse dallo Stato alle imprese attive nel nostro Paese.

Occorre fare ordine nella materia e indirizzare le aspiranti imprenditrici verso gli incentivi più adatti al proprio sogno da realizzare e alla propria realtà produttiva, con facilitazioni nella ricerca dei bandi, nell’inoltro delle domande e nella compilazione dei moduli spesso non intuitivi sulla Piattaforma di Invitalia.

Abbiamo qualche soluzione da proporre.

MIGLIORARE LA GESTIONE DEI FONDI 

Ai fondi del PNRR si sommeranno quelli dei fondi strutturali quali il Fondo europeo di sviluppo regionale, il Fondo sociale europeo, il Fondo di coesione, il Fondo europeo per lo sviluppo rurale ecc

La gestione di questa grande disponibilità dovrà essere improntata all’efficacia delle procedure attuative, sia in fase di emissione dei bandi di finanziamento che in sede di rendicontazione.
A questa necessità possono fare da riferimento le best practice registrate su taluni bandi. Ma non solo, è infatti necessario anche ovviare ad alcuni dei punti deboli finora sperimentati nella definizione di alcuni bandi.

Purtroppo, in passato vi sono stati numerosi ritardi nella gestione dei fondi provenienti dalle Istituzioni Europee, dovuti il più delle volte a una presenza massiccia di burocrazia che ha rallentato le procedure di attuazione e di rendicontazione degli incentivi pubblici.

Uno dei problemi, quindi, nella corretta gestione dei bandi di incentivi alle imprese è stato nelle lunghe attese per avere gli esiti e, non trascurabile, anche lunghissime attese per la rendicontazione finale.

PA, SERVONO RIFORME

Questi ritardi procedurali, per i quali prima era fortemente auspicabile la risoluzione, oggi proprio per la presenza di target e milestone – a cui è soggetta l’erogazione dei fondi derivanti da PNRR – sono assolutamente da risolvere e a tal riguardo da più parti diventano auspicabili incisive riforme alla Pubblica Amministrazione rivolte in primis alla sburocratizzazione, semplificazione e digitalizzazione, oltre che al codice degli appalti, con una netta e chiara suddivisione dei compiti tra gli Enti Pubblici, a partire dai Comuni fino ai Ministeri e le Regioni.

Sicuramente un passo in avanti dovrà essere fatto anche da lle imprese stesse che dovranno saper cogliere le potenzialità degli strumenti agevolativi come una vera opportunità di crescita dimensionale e sistemica e non una occasione-spot per fare interventi senza una vera progettualità di fondo. Solo in questo caso saranno colti i veri benefici degli strumenti agevolativi. E questo dipenderà molto da noi e da chi accompagnerà le imprese nella richiesta degli incentivi.

COSA FARE PER LA LOMBARDIA

Occorrerà aprire gli spazi di intervento e cercare di promuovere attività economiche verso l’innovazione, l’internazionalizzazione, per accelerare una riconversione complessiva verso nuovi modelli di sviluppo, favorendo la transizione ecologica e la digitalizzazione.

Nel percorso avviato verso la modernizzazione del nostro Paese e della nostra Regione, una delle 4 Regioni dei Quattro Motori per l’Europa riteniamo centrale rispondere alle sfide della modernità e del post pandemia con un nuovo Modello di sviluppo per una transizione sostenibile che sia sociale, economica, ambientale ed amministrativa, dove al centro c’è la cultura digitale per la promozione della salute e del benessere, la coesione sociale e il superamento dei divari territoriali, cosi visibili anche in Lombardia.

Il ‘sapere’ digitale ha favorito e sta favorendo infatti l’emergere di occasioni strategiche di riorganizzazione dei saperi, di apertura alle entità e ai contenuti, di accesso al mondo delle nuove professioni e di nuove imprese.

Al centro dunque la ‘creatività’ dei giovani e delle giovani donne per affrontare i cambiamenti e le sfide del presente, per costruire il “dopo pandemia”, che non sarà più necessariamente un semplice ritorno alla situazione precedente, ma sempre di più o spartiacque netto tra un prima ed un dopo.

Il futuro per la Lombardia che verrà dovrà essere costruito con le competenze,la conoscenza, la creatività e la crescita all’interno di un ambiente di sviluppo più ampio legato alla sostenibilità, dove con il termine “sostenibilità” non s’intende solo quella ambientale, ma anche quella sociale, culturale, economica ed amministrativa.

In questo scenario , i temi legati all’empowerment delle donne e al diritto al benessere collettivo sono centrali.

Il modello femminile di fare impresa che stiamo promuovendo e che ha trovato il suo punto di sintesi nel Position Paper presentato al side event del G20 dello scorso 25 agosto, è un nuovo paradigma d’impresa responsabile, etica e sostenibile che valorizza tutta la tradizione italiana di CSR, di economia civile e dei rispettivi “padri nobili”, tra gli altri Stefano Zamagni, Adriano Olivetti, per trasformare le aziende in soggetti che producono valore per la società, per dar vita a una nuova politica economica.

Il modello economico di riferimento è quello dell’economia green e della digitalizzazione, in una sfida tra creatività digitale, arte, umanesimo, nuova imprenditorialità e nuove professioni che pone alla base dell’innovazione la rimozione delle barriere disciplinari, per guidare l’attitudine al cambiamento verso la consapevolezza che il digitale, dopo esserne stato una formidabile leva, può diventarne il motore alimentato da un’energia realmente sostenibile: la conoscenza.

L’imprenditoria femminile contribuisce in maniera significativa al PIL italiano e lombardo ma, come i dati che vi ho presentato hanno messo in evidenza, è ancora inespressa e sottorappresentata e costituisce una risposta importante alla crisi, grazie anche al contributo di competenze e stili imprenditoriali spesso differenti.

Occorre quindi qui in Lombardia, motore del rilancio, un maggiore incoraggiamento per diventare imprenditrici.

Occorre favorire la nascita di nuove imprese femminili attraverso il sostegno, la valorizzazione e l’individuazione delle capacità e potenzialità imprenditoriali dei soggetti con maggiore rischio occupazionale favorendone il consolidamento e radicamento sui diversi territori.

Occorre sostenere e valorizzare il capitale umano e le pari opportunità mediante la creazione di nuove leve imprenditoriali all’interno dei diversi settori di attività. Occorre ridurre il tasso di mortalità delle nuove imprese correlato alla carenza dei fattori di conoscenza del tessuto produttivo, di stabilità e di continuità delle nuove iniziative imprenditoriali.

La consultazione messa in atto dagli Stati generali delle Donne e dall’Alleanza delle Donne che si è configurata in questi ultimi anni, è un momento di formazione e di apprendimento continuo, confronto e dialogo su alcuni temi strategici che caratterizzano il gender mainstreaming coniugato con la sostenibilità nel contesto delle Città del futuro, le “Città delle Donne” e la vita di donne, uomini, bambine e bambini ponendo l’attenzione ai cambiamenti climatici, la cultura, il lavoro, le imprese femminili, la biodiversità, l’interconnessione, la mobilità virtuale e fisica, l’innovazione e la ricerca, il rispetto e la cura delle relazioni e della Madre Terra.

La “Carta di Dubai” presentata a Dubai lo scorso 8 marzo è uno degli output di questo percorso, insieme ai due Position Paper sull’imprenditoria come leva per il rilancio dell’economia del nostro Paese e dell’Europa e quello sul Futuro delle Città.

La Carta di Dubai, che arriva dalla Carta di Pechino del 1995 e da quella di Milano dell’Expo del 2015, si pone l’obiettivo di sostenere i policy maker e i rappresentanti del mondo delle politiche di sviluppo economico locale, educazione, formazione, pari opportunità e sostenibilità di tutto il mondo per sviluppare politiche e programmi a supporto del lavoro, delle imprese, della formazione, della innovazione e ricerca delle donne, attraverso il protagonismo delle donne stesse, nell’ambito di una sostanziale valorizzazione delle donne.

Questo lungo ultimo miglio sembra irrealizzabile e il dramma della guerra costringe a forme di sopravvivenza milioni di persone.

Traiettorie scomposte e trame interrotte da riannodare e tessere.

Un lavoro complesso e sfidante in linea con l’Agenda 2030, ma che va oltre, a causa di una accelerazione alla trasformazione che ci coinvolge tutti e tutte.

Il lavoro che che abbiamo avviato, anche qui in Lombardia, darà spazio e potere alle donne per ispirare un futuro migliore.

Alle donne spetta il compito di scrivere il futuro che è presente e lo dobbiamo costruire ogni giorno.

Il futuro è di chi lo fa.

La nostra mission è quella di ispirare positività e cambiamento, contaminare il mondo di energia virtuosa, e costruire entusiasmo e speranza per co-progettare e anticipare il futuro, in questo momento storico terribile ma meraviglioso, alba di una nuova era di rinnovamento sostenibile.

rassegna stampa

http://www.donneierioggiedomani.it/9861/DONNE-IMPRESA:-A-PALAZZO-PIRELLI-PRENDE-IL-VIA-IL-DIBATTITO-PER-RILANCIARE-LECONOMIA-FEMMINILE-LOMBARDA-ATTRAVERSO-I-FONDI-DEL-PNRR

 

Isa Maggi

Stati Generali delle Donne

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