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LA CITTÀ DELLA CURA È IL NOSTRO FUTURO: DALLA VISIONE ALL’AUTOGOVERNO FEMMINISTA

21 Maggio 2026 - Festival dello Sviluppo Sostenibile 2026

Marzo Donna 2026: Gli Stati Generali delle Donne presentano un'agenda di impegno nazionale | Stati Generali delle Donne

 “La città della cura: immaginare, abitare, condividere”

Questa convergenza non rappresenta un semplice adeguamento tecnico o un correttivo settoriale di facciata, bensì una profonda rivoluzione culturale e istituzionale che traduce in azioni locali e alleanze transnazionali i grandi principi globali di giustizia, uguaglianza e dignità umana enunciati dal Goal 11 dell’Agenda 2030 e dalla Carta dei Diritti Fondamentali dell’Unione Europea.

Intersecando la capillarità della rete nazionale nata a Matera con la visione della città intesa come il primo e più inclusivo bene comune, questa sinergia riconosce che il lavoro di riproduzione sociale, storicamente sostenuto dalle donne e spesso reso invisibile dalle economie ufficiali, costituisce l’effettiva infrastruttura politica, ecologica e materiale dell’esperienza quotidiana.

In questa prospettiva integrata, il diritto all’abitare, la sicurezza integrale basata sulla libertà di attraversamento, l’urbanistica della prossimità e la democrazia partecipativa si fondono in un’unica rivendicazione collettiva, dove lo spazio pubblico smette di essere merce speculativa e terreno di esclusione per trasformarsi in un ecosistema accogliente, accessibile e solidale.

Ne deriva una nuova idea di cittadinanza attiva e di autogoverno civico in cui lo sguardo di genere diventa la lente d’ingrandimento imprescindibile per edificare un autentico umanesimo urbano, capace di amministrare l’esistenza anziché il profitto e di rigenerare i territori partendo dai bisogni dei corpi, dalle pluralità e dal rispetto universale.

Gli Stati Generali delle Donne sono chiamati oggi a trasformare i punti programmatici del Manifesto e le linee guida delle Città delle Donne in una mobilitazione capillare, concreta e transnazionale per riappropriarsi del governo dei nostri territori. Per fare questo, possiamo attivare subito quattro leve strategiche di azione.

1. Istituzionalizzare lo sguardo di genere nei Comuni

Dobbiamo promuovere l’adozione formale della delibera associata al Manifesto all’interno dei Consigli Comunali di tutta Italia. Questo significa fare pressione sulle amministrazioni locali per introdurre la democrazia sostanziale e paritaria negli organismi non elettivi , adottare bilanci di genere strutturati e rendere obbligatoria la raccolta di dati e statistiche disaggregati per sesso per pianificare i servizi urbani a partire dai bisogni reali delle donne.

2. Rigenerare gli spazi urbani e creare infrastrutture di prossimità

Dobbiamo attivarci per mappare e richiedere la gestione collettiva dei beni pubblici e degli spazi abbandonati attraverso patti di collaborazione e usi civici. In questi luoghi sottratti alla speculazione , gli Stati Generali delle Donne possono promuovere l’apertura di Incubatori dei saperi e delle abilità femminili per sostenere le startup e l’artigianato locale , creare biblioteche di genere per la conservazione della memoria storica , e implementare sportelli di orientamento per le pari opportunità. Inoltre, è fondamentale collaborare con le associazioni del territorio per finanziare e attivare nuove Case di accoglienza e Centri Anti violenza.

3. Costruire l’Internazionale dei Beni Comuni

Il nostro raggio d’azione non si ferma ai confini nazionali. Come Stati Generali delle Donne, dobbiamo farci promotori e nodi vitali dell’Internazionale dei Beni Comuni e del Municipalismo Transnazionale. Questo significa tessere alleanze permanenti con movimenti ecologisti, reti civiche e municipalità in Europa e nel mondo per scambiare strumenti giuridici innovativi, modelli di welfare e strategie di resistenza contro la finanziarizzazione delle città.

4. Promuovere una pedagogia urbana e una nuova economia della sostenibilità

Dobbiamo trasformare le nostre città in laboratori permanenti di educazione civica e affettiva, partendo dalle scuole materne per cancellare stereotipi e pregiudizi. Al contempo, dobbiamo sostenere attivamente la transizione verso un modello economico ecofemminista e solidale , incentivando le cooperative di comunità, l’agricoltura biologica e di sussistenza che tutela la biodiversità , e promuovendo l’inserimento delle donne nei settori tecnologici attraverso la creazione di ecosistemi dell’innovazione di genere.

Il futuro non si attende, si costruisce giorno dopo giorno attraverso le nostre pratiche di mutuo aiuto, di cura e di alleanza.

Riprendiamoci la parola e il potere decisionale sul destino dei luoghi in cui viviamo: la città della cura ci attende, ed è di chi la fa! 

Il Manifesto femminista dei beni comuni al link:Manifesto SGdD

Per informazioni e per sottoscrivere il Manifesto scrivi a:

Maria Lippiello Coordinatrice Regione Campania SGdD: statigeneralidelledonne2@gmail.com
Isa Maggi Coordinatrice Nazionale SGdD: isa.maggi.statigeneralidonne@gmail.com

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