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Un nuovo progetto editoriale “Donne Costruttrici di Pace”: la storia di Rigoberta Menchù Tum

Da oggi 7 gennaio 2023, gli Stati generali delle Donne in collaborazione con il Circolo Laudato si’ – Economia delle Donne e DiCultHer –New European Bauhaus presentano un nuovo progetto editoriale intitolato “Donne Costruttrici di Pace”.

Le donne, grazie alla loro capacità di tessere relazioni, costruire ponti e abbattere muri, sono una grande risorsa per il dialogo e la democrazia tra i popoli. La nostra storia è testimonianza di come l’azione delle donne, in tutti i campi del sapere, della politica e del sociale, sia stata fondamentale per la fase di ricostruzione e di ripartenza dopo i disastri, per accogliere e avviare processi di integrazione, coesione e pace.

Per tutto questo da oggi e fino all’otto marzo abbiamo deciso di parlare di loro e dare testimonianza e memoria del loro straordinario lavoro nel tessere relazioni umane, di pace, sorellanza e serenità.

Questo nuovo progetto editoriale è un’ulteriore opportunità per approfondire la conoscenza delle figure femminili che hanno contribuito a scrivere la storia del nostro Pianeta e per avviare un nuovo percorso didattico all’interno delle attività DiCultHer.

La schede biografiche saranno raccolte in un pamphlet, pubblicato da DiCultHer, che sarà diffuso nelle scuole per far conoscere le vite e l’impegno di queste donne spesso invisibili e sicuramente non presenti nei libri scolastici.

La prima uscita riguarda una donna straordinaria che si è distinta per essersi battuta per la giustizia sociale e la riconciliazione etno-culturale basata sul rispetto per i diritti delle popolazioni indigene: Rigoberta Menchù Tum.

a cura di Isa Maggi – Coordinatrice Nazionale Stati Generali delle Donne – e

Maria Lippiello –  Componente Comitato Scientifico Stati Generali delle Donne

 

La sua storia e il suo messaggio

Rigoberta Menchú Tum (Uspantán9 gennaio 1959) è una pacifista guatemalteca di etnia K’iche’ ( Maya).  Nel 1992 ha ricevuto, con il forte appoggio di un comitato promotore italiano, il Premio Nobel per la pacein riconoscimento dei suoi sforzi per la giustizia sociale e la riconciliazione etno-culturale basata sul rispetto per i diritti delle popolazioni indigene“.

Alla fine degli anni ’70 si è battuta, con la sua famiglia di origine, per i diritti dei contadini. La repressione violenta fra il 1979 e il 1982   causò la morte del padre, di due fratelli e della madre costringendola all’esilio in Messico, dove trovò il sostegno della comunità cattolica. Girò un documentario sui crimini in Guatemala. Scrisse, con una antropologa venezuelana, una autobiografia che l’ha resa famosa anche in Europa. Ha lavorato all’ONU per i diritti umani delle Minoranze e dopo aver ricevuto il Nobel per la pace è tornata in Guatemala, dove ha contribuito alla risoluzione della guerra civile, nel1996. Nel 1995 si è sposata e, con il marito, ha adottato un figlio. Ha continuato la sua attività politica e di divulgazione; ha scritto anche delle favole per trasmettere ai bambini la ricchezza della cultura Maya, in cui il rapporto fra la terra e l’uomo è molto sentito.

           “L’unica lotta che si perde è quella che si abbandona”

“Il mondo non cambierà finché non saremo noi a cambiare”

Anche se gli eventi della nostra esistenza appaiono così tragici e ci sentiamo spinti nel tunnel oscuro e difficile dell’ingiustizia e della sofferenza, siamo chiamati a tenere il cuore aperto alla speranza, fiduciosi in Dio che si fa presente, ci accompagna con tenerezza, ci sostiene nella fatica e, soprattutto, orienta il nostro cammino. Per questo San Paolo esorta costantemente la Comunità a vigilare, cercando il bene, la giustizia e la verità”.

Papa Francesco, Messaggio per la Giornata della pace 2023

La scheda biografica è a cura di Maria Ferreri

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